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venerdì 18 ottobre 2013

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00041 presentato da ROSTELLATO Gessica..gli interroganti intendono farsi portavoce di una situazione sociale al limite della sostenibilità; si è assistito alla recente nascita di una congerie di nuove categorie di «non lavoratori», in particolare con la riforma dell'ex Ministro Fornero, ma tale peculiare condizione è uno dei risultati della precarietà a tempo indeterminato, spacciata per flessibilità, introdotta a partire dalla metà degli anni ’90, ma senza il necessario corollario delle misure di tutela; ..




Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00041
presentato da
ROSTELLATO Gessica
testo di
Mercoledì 8 maggio 2013, seduta n. 14
ROSTELLATO, CIPRINI, COMINARDI, BECHIS, TRIPIEDI, BALDASSARRE, RIZZETTO e LABRIOLA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   gli interroganti intendono farsi portavoce di una situazione sociale al limite della sostenibilità; si è assistito alla recente nascita di una congerie di nuove categorie di «non lavoratori», in particolare con la riforma dell'ex Ministro Fornero, ma tale peculiare condizione è uno dei risultati della precarietà a tempo indeterminato, spacciata per flessibilità, introdotta a partire dalla metà degli anni ’90, ma senza il necessario corollario delle misure di tutela;
   gli interroganti ritengono di dover chiarire gli equivoci di fondo e spiegare chi sono gli esodati: essi sono i 130.000 che hanno interrotto il proprio rapporto di lavoro avendo trattato o firmato accordi, sindacali o no, per l'accompagnamento alla pensione con il pagamento, da parte dell'azienda, dello stipendio e dei contributi fino al raggiungimento della pensione oppure, con l'ottenimento di forti incentivi economici – in particolare nel caso di manager – cifre tali da permettere loro una vita più che tranquilla senza lavorare e, contemporaneamente, di pagare contributi «volontari» per il raggiungimento della pensione nel 2013 (gli interroganti rilevano che la stragrande maggioranza degli «esodati» che hanno firmato l'accompagnamento alla pensione lavoravano in aziende quali Poste italiane, Enel, banche, Italtel-Siemens, vale a dire aziende sopra i 15 dipendenti, statali e/o parastatali);
   con la riforma dell'ex Ministro Fornero e l'innalzamento dell'età pensionabile, i 130.000 «esodati» si sono trovati scoperti, nella maggioranza dei casi, per qualche mese o, al massimo, per un anno, ma risultano tutti «salvati» e, al momento, solo in attesa delle risorse economiche che l'Inps non ha ancora inviato per questioni di graduatorie;
   la questione che preme agli interroganti mettere in luce è la condizione di quanti, rispetto agli esodati ufficiali, si trovano nella medesima posizione – espulsi dal mondo del lavoro – ma completamente privi di tutele: risulta discriminatorio porre l'accento esclusivamente sulle problematiche inerenti agli «esodati», come sopra indicati, a fronte di lavoratori che non hanno potuto stringere accordi o essere accompagnati alla pensione, perché era inutile che facessero quegli accordi, perché avevano già una contribuzione più che utile al raggiungimento della pensione, o era impossibile ottenere quegli accordi, perché lavoratori di aziende con meno di 15 dipendenti, o, ancora, perché lavoratori del commercio sotto i 50 dipendenti o perché lavoratori a partita iva, o perché lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo (crisi, ristrutturazione, mancato pagamento ed altro) o perché lavoratori di imprese fallite o perché lavoratori a contratto stagionale e/o precario, o perché vittime di mobbing uscite «volontariamente» dal mondo del lavoro singolarmente (anche se in massa) e tutti diventati immediatamente troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione e, quindi, non più ricollocabili;
   ad avviso degli interroganti, gli accordi di accompagnamento alla pensione, per i lavoratori appartenenti al 76 per cento del mondo del lavoro, cioè a tutti quei lavoratori che non sono sotto l'egida sindacale, erano e sono assolutamente preclusi, accordi impossibili anche per coloro ai quali mancava solo l'età stabilita (già aumentata dai precedenti Governi, a fronte dell'altissimo numero di lavoratori e lavoratrici disoccupati proprio a causa dell'età avanzata), che prevedeva il suo termine di ammissione, nel e dal 2013, per la maturazione del diritto in base all'età e non solo alla soglia contributiva dei 35 anni, magari già raggiunta da tempo;
   gli interroganti stigmatizzano il costume di questo Paese nei confronti di aziende ritenute particolarmente significative dai Governi e di altre, statali e parastatali, alle quali sono stati concessi negli anni, in assenza di strategie o ristrutturazioni lungimiranti da parte delle beneficiarie, oltre ad ingenti aiuti economici, sulle spalle di tutta la collettività, anche agevolazioni in ordine a prepensionamenti o cosiddetti «scivoli» a dipendenti con parecchi anni in meno dei 35 di contribuzione e con età anagrafica ben lontana da quella oggi richiesta;
   ad avviso degli interroganti, anche a fronte del «balletto di cifre» intercorso tra l'ente competente Inps e l'ex Ministro Fornero, è opportuno che oggi siano chiarite le cifre esatte in ordine agli effetti sulle categorie e sul numero dei lavoratori della recente riforma previdenziale –:
   quanti siano in totale i soggetti penalizzati, in quanto non più titolari di rapporto di lavoro e non ancora titolari di pensione, che secondo la previgente normativa ne sarebbero stati titolari, al netto dei circa 130.000 esodati già salvaguardati, e come intenda il Governo intervenire al fine di salvaguardare anche la restante parte.
(3-00041)
(7 maggio 2013)

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